Caffè

Go Go Godzilla!


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Itaca

C’era una volta una casa in mezzo al bosco.
Sul parquet lucido si specchiava un grosso cane nero, mentre il vento bussava piano sulle finestre.

“Chi è?” chiese il cane.
“Un ricordo” rispose il vento.

Giocarono a rincorrersi fino a sera.

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Ricordi

E nel momento in cui ti si frattura il cuore, finalmente ti accorgi che c’è.
Ancora.

Incastrato nel petto ho il ricordo netto di qualcosa che non esiste, che non è. Che non è mai stato. Talvolta mi perdo nel non fare e smetto di esserci. Di essere.

Vedi,
non sono mai stata brava a spiegare i mostri che vedo quando cammino la mattina, né quelli che vorrei mi si aggrappassero ai capelli la sera, ma li ho sempre ascoltati con attenzione; eppure più passa il tempo più mi manca tutto, anche la nostalgia.
Se potessi scriverne per ricordarla, ne scriverei in continuazione, ma ormai tutto pesa, tutto lentamente scorre senza che nulla si aggiunga. La mia anima sembra aver raggiunto il suo limite, come per la fisica nella materia, tutto cambia, nulla si distrugge.

Però nulla cambia abbastanza.

E allora cerco di riorganizzare le idee, di scriverle prima che il loro respiro tiepido mi sfugga via dalle dita e mi ripeto che incastrato nel petto ho un ricordo, anche se è di qualcosa che non esiste, che non è.

E allora, forse, sono.