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Ricostruire

Ef scriveva per farsi male.

Aveva paura dell’inchiostro, dei fogli bianchi, del picchiettare della tastiera; era terrorizzata dalla noia e dalla mediocrità, viveva in uno stato di perenne insicurezza.

Certo, sorrideva, certo, scriveva, ma ogni parola sembrava una vespa pronta a pungerla – Ah, sulla gola! Ah, sulle dita. Ogni frase era una tortura urticante e alla fine del foglio la carta era sempre sporca del sangue raccolto sotto le unghie dal troppo grattare.

Migliorerò, si diceva, imparerò. Eppure più tempo passava, più la situazione precipitava: se all’inizio scrivere era stato liberatorio e rileggersi un piacere, col passare degli anni scrivere era diventata l’occasione per piangere, rileggersi quella per deprimersi.

“Cosa sarà, cosa sarà” mormorava allora, ripercorrendo i pensieri a ritroso, fino ad incastrarsi in qualche ricordo poco nitido di quando impugnare una penna era una necessità dell’anima e non un gratuito dissanguamento della propria autostima.

“Ti ha lasciata. Mollata. Scaricata.” sussurrò allora un mostriciattolo nero vicino al suo orecchio destro.

“Chi? Chi?” chiese lei, ansimante.

“La scrittura, la voglia, il dolore. Ti hanno lasciato tutti.”

“Eppure,” soffiò via lei “eppure. La necessità no.”


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Il mostro dei capelli

C’era questo mostro appeso alle punte dei miei capelli già da un po’. Dondolava sbattendo sulla schiena mentre camminavo.

“Finiscila!” urlai ad un certo punto, muovendo la testa come ad un concerto metal per liberarmene “Staccati! È da lì che scivolano via i pensieri, non fare ostruzionismo al mio cervello!”

“Ma tu guarda cosa mi tocca sentire,” rispose lui con quella vocina stridula e ronzante, neanche fosse un insetto “qui giù ultimamente l’unica cosa che arriva è la pioggia!”

“E la pioggia non è forse un pensiero?” domandai esasperata. “Quantomeno lei non ha il tuo aspetto da scarafaggio!”

Sentii la sua risata fastidiosa mentre mi si arrampicava su una spalla.
“Magari sono un desiderio di crescita” sussurrò al mio orecchio “e sto allontanando dalla tua mente zuppa l’idea adolescenziale di somigliare a Gregor Samsa.”

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