Caffè

Go Go Godzilla!


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Ricordi

E nel momento in cui ti si frattura il cuore, finalmente ti accorgi che c’è.
Ancora.

Incastrato nel petto ho il ricordo netto di qualcosa che non esiste, che non è. Che non è mai stato. Talvolta mi perdo nel non fare e smetto di esserci. Di essere.

Vedi,
non sono mai stata brava a spiegare i mostri che vedo quando cammino la mattina, né quelli che vorrei mi si aggrappassero ai capelli la sera, ma li ho sempre ascoltati con attenzione; eppure più passa il tempo più mi manca tutto, anche la nostalgia.
Se potessi scriverne per ricordarla, ne scriverei in continuazione, ma ormai tutto pesa, tutto lentamente scorre senza che nulla si aggiunga. La mia anima sembra aver raggiunto il suo limite, come per la fisica nella materia, tutto cambia, nulla si distrugge.

Però nulla cambia abbastanza.

E allora cerco di riorganizzare le idee, di scriverle prima che il loro respiro tiepido mi sfugga via dalle dita e mi ripeto che incastrato nel petto ho un ricordo, anche se è di qualcosa che non esiste, che non è.

E allora, forse, sono.


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“Then it doesn’t much matter which way you go”

Stavo lì, sotto al suo albero, e quel maledetto gufo continuava a guardarmi con quei suoi occhi sbarrati, nonostante gli avessi già ripetuto più volte di smetterla.

“Non è facile come credi” mormorai mettendo su il mio miglior broncio.
“Non ti stai impegnando come potresti.” rispose lui. Il suo fare elegante da saggio consigliere mi era detestabile. Tutto di lui mi era detestabile, l’unica eccezione era la sua voce “Se lavorassi un po’ di più su te stessa…”
“Cosa sei, un insegnante delle superiori?” chiesi stizzita, calciando le foglie morte per terra. Quelle scricchiolarono e mi resero ancora più triste “Lo so.” urlai al gufo “Lo so.” sussurrai alle foglie.

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Stavo lì, sotto al suo albero, guardando la sera che ci saliva piano piano sulla testa.
“Camminare è difficile,” dissi inclinando la testa. Anche lui ruotò la sua mentre continuavo “dovresti saperlo, essendo un gufo. La cosa più difficile però è scegliere la direzione da seguire.”
“Credevo te lo ricordassi!” fece lui stupito “Ogni direzione porta da qualche parte.”

Sorrisi. “Beh. Il problema allora è scegliere la destinazione.”

Lui emise un verso delizioso.
“Beh,” disse imitando il mio tono “sempre meglio che restare qui.”


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Il mostro dei capelli

C’era questo mostro appeso alle punte dei miei capelli già da un po’. Dondolava sbattendo sulla schiena mentre camminavo.

“Finiscila!” urlai ad un certo punto, muovendo la testa come ad un concerto metal per liberarmene “Staccati! È da lì che scivolano via i pensieri, non fare ostruzionismo al mio cervello!”

“Ma tu guarda cosa mi tocca sentire,” rispose lui con quella vocina stridula e ronzante, neanche fosse un insetto “qui giù ultimamente l’unica cosa che arriva è la pioggia!”

“E la pioggia non è forse un pensiero?” domandai esasperata. “Quantomeno lei non ha il tuo aspetto da scarafaggio!”

Sentii la sua risata fastidiosa mentre mi si arrampicava su una spalla.
“Magari sono un desiderio di crescita” sussurrò al mio orecchio “e sto allontanando dalla tua mente zuppa l’idea adolescenziale di somigliare a Gregor Samsa.”

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