Caffè

Go Go Godzilla!


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Ricostruire

Ef scriveva per farsi male.

Aveva paura dell’inchiostro, dei fogli bianchi, del picchiettare della tastiera; era terrorizzata dalla noia e dalla mediocrità, viveva in uno stato di perenne insicurezza.

Certo, sorrideva, certo, scriveva, ma ogni parola sembrava una vespa pronta a pungerla – Ah, sulla gola! Ah, sulle dita. Ogni frase era una tortura urticante e alla fine del foglio la carta era sempre sporca del sangue raccolto sotto le unghie dal troppo grattare.

Migliorerò, si diceva, imparerò. Eppure più tempo passava, più la situazione precipitava: se all’inizio scrivere era stato liberatorio e rileggersi un piacere, col passare degli anni scrivere era diventata l’occasione per piangere, rileggersi quella per deprimersi.

“Cosa sarà, cosa sarà” mormorava allora, ripercorrendo i pensieri a ritroso, fino ad incastrarsi in qualche ricordo poco nitido di quando impugnare una penna era una necessità dell’anima e non un gratuito dissanguamento della propria autostima.

“Ti ha lasciata. Mollata. Scaricata.” sussurrò allora un mostriciattolo nero vicino al suo orecchio destro.

“Chi? Chi?” chiese lei, ansimante.

“La scrittura, la voglia, il dolore. Ti hanno lasciato tutti.”

“Eppure,” soffiò via lei “eppure. La necessità no.”


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Nell’eventualità che faccia male

Ascolta, non preoccuparti.

Nell’eventualità che faccia male, ho già pensato a soluzioni più facili alle quali aggrapparsi quando ti ritroverai col culo per terra. Ho pianificato tutto, una vita tranquilla, uno stipendio del quale lamentarsi e anche un paio di buone scuse.

Non preoccuparti, sarai circondata da persone gentili, ti diranno che sei simpatica, divertente, addirittura, quando non sei nel pieno della sindrome premestruale.

Nell’eventualità che faccia molto male, ho escogitato un paio di soluzioni più drastiche, ma nulla di insormontabile. Davvero.

Ti comprerò un computer con uno schermo decente, ti comprerò quaderni e tutto il materiale di cancelleria che vorrai. Farò una lunga lista della gente da odiare e preparerò cibo buonissimo, per affondare ogni loro difetto in un gusto diverso.

Nell’eventualità che non faccia nulla, che tutto ciò non ti sfiori nemmeno, beh, in quel caso non saprei cosa fare. Probabilmente non farò nulla ed il nulla ti basterà.

Ti basterà la pioggia che fa rumore sulle finestre, la luna che sorge sembrando un po’ più grande del solito e ti basteranno – te li farai bastare – i suoni della tua città.

Nell’eventualità che tu sia contenta,

allora,

allora…


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Chi?

C’era quest’aria di disarmante perdita che mi aleggiava tutt’intorno.

Tra le cose che vedevo e quelle che percepivo sembrava esserci un abisso di parole, idee ed immagini non dette. L’asfalto inghiottiva le mie occhiate di disappunto ed i tacchi delle scarpe producevano un ritmico tamburellare mentre avanzavo.

Ed in quell’aria strana da testi sacri all’ultimo paragrafo, ecco, con quella torbida sensazione di densità sulle spalle entrai in tabaccheria e alla domanda – “Cosa prende?” – mi sentii esattamente come la Euridice di Rilke.

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