Caffè

Go Go Godzilla!


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“Then it doesn’t much matter which way you go”

Stavo lì, sotto al suo albero, e quel maledetto gufo continuava a guardarmi con quei suoi occhi sbarrati, nonostante gli avessi già ripetuto più volte di smetterla.

“Non è facile come credi” mormorai mettendo su il mio miglior broncio.
“Non ti stai impegnando come potresti.” rispose lui. Il suo fare elegante da saggio consigliere mi era detestabile. Tutto di lui mi era detestabile, l’unica eccezione era la sua voce “Se lavorassi un po’ di più su te stessa…”
“Cosa sei, un insegnante delle superiori?” chiesi stizzita, calciando le foglie morte per terra. Quelle scricchiolarono e mi resero ancora più triste “Lo so.” urlai al gufo “Lo so.” sussurrai alle foglie.

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Stavo lì, sotto al suo albero, guardando la sera che ci saliva piano piano sulla testa.
“Camminare è difficile,” dissi inclinando la testa. Anche lui ruotò la sua mentre continuavo “dovresti saperlo, essendo un gufo. La cosa più difficile però è scegliere la direzione da seguire.”
“Credevo te lo ricordassi!” fece lui stupito “Ogni direzione porta da qualche parte.”

Sorrisi. “Beh. Il problema allora è scegliere la destinazione.”

Lui emise un verso delizioso.
“Beh,” disse imitando il mio tono “sempre meglio che restare qui.”


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Il mostro dei capelli

C’era questo mostro appeso alle punte dei miei capelli già da un po’. Dondolava sbattendo sulla schiena mentre camminavo.

“Finiscila!” urlai ad un certo punto, muovendo la testa come ad un concerto metal per liberarmene “Staccati! È da lì che scivolano via i pensieri, non fare ostruzionismo al mio cervello!”

“Ma tu guarda cosa mi tocca sentire,” rispose lui con quella vocina stridula e ronzante, neanche fosse un insetto “qui giù ultimamente l’unica cosa che arriva è la pioggia!”

“E la pioggia non è forse un pensiero?” domandai esasperata. “Quantomeno lei non ha il tuo aspetto da scarafaggio!”

Sentii la sua risata fastidiosa mentre mi si arrampicava su una spalla.
“Magari sono un desiderio di crescita” sussurrò al mio orecchio “e sto allontanando dalla tua mente zuppa l’idea adolescenziale di somigliare a Gregor Samsa.”

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Il cielo che divora

Il mostro con gli occhi rossi prese il coraggio a due mani e disse – No, ti sbagli! –
L’uomo diafano scosse la testa con solennità ed evitò di rispondere.

Faceva freddo ed il mostro aveva le mani sporche e ghiacciate, d’altro canto non poteva proprio darla vinta a quel tizio assurdo.
– Innanzi tutto – ricominciò infatti a dire con sentimento – non s’è mai visto al mondo un uomo più crudele di un mostro! –
Il signore lo guardò per un istante, poi tornò a fissare il pallido cielo invernale.
– In secondo luogo, c’è una differenza abissale tra i due. Gli umani possono anche essere buoni, tutti i mostri sono invece fondamentalmente malvagi! –

L’uomo diafano sembrava non prestare troppa attenzione. S’era attirato le antipatie dello strano sgorbio nero con una frase di circostanza ed ora pareva tutt’altro che intenzionato a rimediare.
Il mostro con gli occhi rossi stava per perdere la pazienza, ma decise di argomentare la sua tesi ancora un poco per dimostrare che, oltre che cattivo, era anche un ottimo oratore.
– Certo, potresti obiettare dicendo che i mostri sembrano essere solo delle fantasie da film horror mentre le persone esistono davvero, ma io non sono forse qui vicino a te, adesso? Non sto forse parlando? – si avvicinò di un passo, socchiudendo gli occhi rossi in uno sguardo feroce – Non potrei forse mangiarti in un sol boccone per provartelo? –

 

L’uomo diafano parve colpito.
Mancò di respirare per qualche secondo, quindi sospirò mestamente, prima di rispondere in un sussurro.
– Potresti. Ma mangeresti di me solo ciò che non ho già mangiato io. –

Il mostro indietreggiò, insicuro. Doveva divorare quel tipo all’stante o doveva chiedergli cosa intendesse?

Lo smilzo signore lo anticipò.

– Guarda. – disse indicando il cielo – Non è forse anche lui un mostro terribile? –